IMPRESE, ROI MAGGIORI E PIÙ PROPENSIONE ALL’INDUSTRY 4.0 SE SI FA RISK MANAGEMENT

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I dati dell’Osservatorio Cineas-Mediobanca su 272 aziende italiane manifatturiere dicono che una impresa su quattro ha un sistema di gestione dei rischi. Tra gli aspetti più temuti, passaggio generazionale, perdita di un cliente, minacce dal web.

La gestione del rischio è un’attività onerosa che non produce profitti concreti per le aziende? Smentiscono questo luogo comune, per il secondo anno consecutivo, i risultati della quinta edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese italiane che Cineas – Consorzio universitario non profit fondato dal Politecnico di Milano – realizza in collaborazione con l’Area Studi Mediobanca. «Per il secondo anno consecutivo si evidenzia una correlazione positiva tra gestione integrata dei rischi e il Roi (il tasso di rendimento sul totale degli investimenti, ndr) delle aziende che si concretizza in un terzo di ritorni in più», commenta il presidente di Cineas, Adolfo Bertani. «Inoltre – prosegue -, le aziende che utilizzano gli strumenti del risk management nei processi di governance d’impresa più globali e strategici dimostrano di avere maggiore tendenza all’innovazione e le caratteristiche migliori per competere nei contesti di industry 4.0, ovvero sono in grado di cogliere il risvolto positivo dei rischi che sono le opportunità».

L’indagine ha coinvolto 272 medie imprese manifatturiere italiane appartenenti principalmente ai seguenti settori: beni per la persona e la casa, meccanica, chimico farmaceutico, alimentare, carta e stampa, metallurgico. Si tratta di imprese di proprietà familiare fondate nei primi anni Settanta. Hanno un fatturato medio di 61 milioni di euro e oltre 150 dipendenti. Un primo rischio si evidenzia negli aspetti legati al passaggio generazionale con 3 aziende su 4 che lo considerano ad elevata criticità, e con un 40% che ritiene che il fattore frenante sia la carenza di competenze altamente qualificate all’interno della famiglia.

Inoltre, interrogate sull’andamento del business negli ultimi tre anni, 7 imprenditori su 10 hanno indicato la situazione di recessione globale come il fattore maggiormente condizionante in cui la perdita di un cliente chiave è stato l’elemento che ha influenzato nel modo più negativo gli affari. A seguire, nella scala degli eventi avversi, le calamità naturali (5%), gli attacchi informatici (2%), la perdita di collaboratori particolarmente qualificati (13%) e fornitori chiave (10%). Nei nuovi scenari di Industria 4.0, secondo gli imprenditori l’area più interessante è la robotica/domotica, seguita da Internet of Things e stampanti 3D. Le competenze più necessarie per la crescita del business invece sono nelle aree R&S, marketing e comunicazione, risk management. Così, il 66% delle imprese del campione intende avviare iniziative formative sulla gestione dei rischi, nello specifico affrontando i seguenti argomenti: 39% concetti di base di gestione del rischio, 21% strumenti per affrontare una situazione di crisi e 16% continuità operativa.