ITALIA CON POCHI LAUREATI

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Ocse: il Bel Paese è fanalino di coda per numero di dottori. Troppi umanisti, servono titoli universitari in discipline scientifiche.

Ora lo dice anche l’Ocse. In Italia i laureati sono, in proporzione, meno che negli altri paesi. E quelli che ci sono prediligono le discipline umanistiche. O meglio: il 30% degli adulti in età attiva (25-64 anni) è laureato in discipline umanistiche, il 24% in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (Stem), il 22% in economia, gestione e discipline giuridiche, il restante predilige i settori della sanità, previdenza sociale, scienze della formazione.

È quanto emerge dalla nuova indagine dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che mette a confronto i sistemi educativi dei paesi sviluppati mediante la ricerca Education at Glance 2017, presentata in tutto il mondo, in Italia da Luiss e associazione TreElle.

Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sul tasso di occupazione dei laureati, visto che l’orientamento dei dottori è poco legato ai bisogni emergenti dell’economia. Ergo: molti laureati hanno difficoltà a trovare un impiego corrispondente al titolo di studio, e molte imprese a trovare i profili di cui necessitano.

Per l’Ocse, globalizzazione, progresso tecnologico, invecchiamento della popolazione influenzano la domanda di competenze. Ecco i suggerimenti dell’Organizzazione: occorre accompagnare le scelte di orientamento con maggiore consapevolezza sui bisogni emergenti, ad esempio modulando tasse di iscrizione e borse di studio, coinvolgendo esperti del mercato del lavoro nell’orientamento alle superiori, aumentare la possibilità di ri-orientamento in corso, rinforzare i legami tra insegnamento universitario ed economia sul territorio. Gettando uno sguardo, poi, ai divari regionali, nel centro Nord il 27-29% dei giovani ha un titolo universitario, mentre il Sud si ferma al 21%. Il quadro, ovviamente, non piace alle imprese che continuano a chiedere un orientamento più mirato verso materie scientifiche e tecnologiche.

«Il futuro di industria 4.0 chiede sempre più laureati in in discipline Stem» è il coro unanime delle aziende.

Per il ministro Valeria Fedeli, «i dati certificati dall’Ocse confermano un quadro che conosciamo e rispetto al quale il governo sta mettendo in campo azioni mirate, nella consapevolezza che aumentare il numero di coloro che si laureano, con un’attenzione specifica all’incremento delle lauree nei settori scientifici, è un tema che guarda al futuro del paese».

Per questo, per l’esecutivo «le risorse per il sistema universitario sono il primo punto da mettere all’attenzione. Quest’anno – dice Fedeli – il Fondo per le università aumenta dell’1%, crescerà del 4,2% nel 2018». Il governo fa sapere poi di avere aperto un primo confronto sul tema delle lauree professionalizzanti.