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“Avviciniamo scuola e impresa. Più spazio agli Its nel dibattito nazionale”

Intervista a Daniele Vacchi, direttore della Fondazione ITS Maker. L’Istituto superiore meccanica, meccatronica, motoristica e packaging ha recentemente presentato l’ultima offerta formativa della sede bolognese per formare i nuovi tecnici della fabbrica digitale.

Avvicinare scuola e impresa, ma soprattutto preparare gli studenti di oggi – professionisti del domani – alle sfide della quarta rivoluzione industriale. È l’impegno di ITS Maker, istituto superiore meccanica, meccatronica, motoristica e packaging nato nel 2013 dall’unione delle tre Fondazioni Its di Bologna, Modena e Reggio Emilia, e diventato un importante polo tecnologico della regione Emilia Romagna. L’istituto ha di recente presentato la nuova offerta formativa per la sede di Bologna, dove da quest’anno è possibile frequentare un corso biennale per ‘Tecnico superiore dei sistemi di controllo nella fabbrica digitale’.

Daniele Vacchi, direttore di Fondazione ITS Maker, da tempo esiste una gap notevole tra le imprese, alla ricerca di profili altamente specializzati, e l’effettiva presenza sul mercato di tali figure. Come mai?

«Il rapporto dell’Ocse individua nel nostro sistema di istruzione complessivo le difficoltà a rispondere alle richieste di maggiore competenza tecnica in uscita dai percorsi formativi. Con gli Its si è voluto rispondere a questo gap individuando un modello di governance che vede al suo interno nella maggioranza le imprese più rappresentative del territorio per sostenere un modello didattico che superi il divario tra ciò che s’impara a scuola e ciò che le aziende richiedono».

Scuola e impresa sono ancora troppo distanti tra loro?

«Per quanto riguarda la realtà del nostro Istituto superiore ciò non avviene, proprio perché il nostro progetto didattico è costruito con le imprese. Le imprese sono socie della Fondazione ITS Maker e partecipano attivamente con i loro tecnici alla predisposizione dei percorsi formativi, inoltre il 50% dei docenti sono tecnici aziendali che vengono in aula e svolgono le attività didattiche. Aggiungo che i corsi biennali di 2.000 ore sono articolati e prevedono, oltre a notevoli attività in laboratorio, anche il 40% (800 ore) di tirocinio in azienda».

Intanto, i dati dell’ultimo rapporto dell’Ocse dicono che l’Italia detiene il terzo peggior tasso di disoccupazione giovanile nell’area Ocse.

«Niente di nuovo, purtroppo, se guardiamo in generale. Ma vorrei concentrarmi sulla nostra Fondazione, che rappresenta un segmento del mondo dell’istruzione terziaria professionalizzante istituita dal Miur (ministero dell’Istruzione, ndr) nel 2008 e attiva dal 2011. Scontiamo il fatto di essere ancora poco conosciuti, ma noi formiamo tecnici superiori che entrano nelle migliori aziende del territorio con un bagaglio di competenze tecniche, tra cui meccaniche e meccatroniche, che rappresenta un buon trampolino per una prospettiva professionale e di vita».

Dal vostro osservatorio, in Italia cosa servirebbe per cambiare passo?

«Sappiamo che le imprese non trovano migliaia di tecnici professionalizzati di cui avrebbero necessità e che assumerebbero. È quindi necessario continuare ad investire sul fronte della formazione e sul fronte dell’orientamento professionale. Abbiamo necessità per gli Its di maggiore visibilità nel dibattito nazionale, di valorizzare il patrimonio innovativo delle Fondazioni ITS, attivare programmi rivolti sia agli studenti delle scuole secondarie sia agli studenti drop out universitari».

La nuova offerta formativa presentata di recente dalla Fondazione ITS Maker va in questa direzione?

«Tutti gli anni vengono aggiornati i contenuti e curvati verso le innovazioni tecniche tecnologiche. Ciò è possibile grazie alle attività di analisi dei fabbisogni e alla capacità di adeguare i programmi alle indicazioni che emergono dalle indagini. Proprio quest’anno abbiamo inserito un nuovo corso a Bologna dal titolo ‘Tecnico superiore dei sistemi di controllo nella fabbrica digitale’, un’esigenza che va nel solco della quarta rivoluzione industriale e risponde alle esigenze di digitalizzazione del processo industriale. Ma, più in generale, abbiamo sei specializzazioni per Tecnico superiore: dei sistemi di controllo nella fabbrica digitale; per l’automazione e il packaging; in progettazione meccanica e materiali; in motori endotermici, ibridi ed elettrici; in sistemi meccatronici; per i materiali compositi e l’additive manufacturing».

A chi sono rivolti?

«Si rivolgono a tutti i diplomati della scuola secondaria in particolare a coloro che vogliono approfondire materie tecniche e che pensano ad un proprio progetto professionale nell’ambito dell’industria manifatturiera».

Come si accede ai corsi?

«Dopo l’iscrizione, vengono svolte le prove di selezione dove molto significativo è il colloquio motivazionale».

Sbocchi professionali?

«Al termine del biennio formativo i nostri allievi sono a lavorare al 100% nelle migliori aziende del territorio».

Si tratta di una scelta alternativa all’università?

«In un certo senso veniamo sempre messi in alternativa, a me piace pensare di rappresentare un importante segmento della formazione tecnica e professionale cha alla pari con l’università prepara tecnici pronti per le sfide del tempo. Non abbiamo bisogno di essere alternativi, siamo utili in egual misura. In azienda ci sono dei tecnici e dei laureati; l’azienda ha bisogno di entrambi».

Qual è l’impegno economico per affrontare questo tipo di percorso?

«I corsi sono finanziati dal Miur, dalla Regione e dal Fondosociale europeo. Prevedono una quota di iscrizione da versare dopo la selezione pari a 200 euro. Per eventuali partecipanti fuori sede abbiamo delle convenzioni presso le nostre quattro sedi per alloggi a canoni calmierati».