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“Cervelli in fuga”: all’estero lavoro subito e stipendio più alto per i laureati

Cambiano le professionalità richieste all’estero. Se fino a qualche tempo fa i più gettonati erano gli ingegneri, esaminando i dati statistici di Almalaurea, scopriamo che negli ultimi cinque anni è aumentata la percentuale di laureati in materie scientifiche, farmacia o chimica così come informatici e architetti, mentre negli altri ambiti di studio la dinamica risulta stabile o in flessione.

Mettendo a confronto i laureati del 2013 e del 2017, si rileva un aumento di contratti di lavoro all’estero per gli architetti, passati dal 3,8 al 6,2 del totale, con un balzo percentuale del 63% rispetto a cinque anni prima. Questo trend può essere determinato dalla crisi del comparto edile italiano, ma allo stesso tempo dimostra che all’estero c’è la domanda in questo campo. Insieme agli architetti hanno fatto un salto in avanti anche i laureati in materie scientifiche (matematica, informatica, chimica e fisica) passati dal 13,6 al 17,2% nell’arco di cinque anni. Un laureato su cinque, in queste materie, supera i confini nazionali per lavorare.  Piccolo ma sensibile passo in avanti anche per i laureati in discipline linguistiche, economico-statistiche e anche i medici, solitamente stanziali. Tra le altre professioni non si registrano invece variazioni degne di nota, a parte il ramo degli ingegneri, in flessione dal 9,4 all’8,5%. In totale la percentuale dei laureati che trovano un’occupazione all’estero è passata dal 5,9 al 6,6%.

Perché questa tensione verso l’estero? Secondo le indagini di Almalaurea il primo fattore è dato dalla relativa facilità di trovare un’occupazione e nelle retribuzioni medie più elevate. A cinque anni dalla laurea chi lavora fuori dall’Italia percepisce uno stipendio medio di 2.258 euro rispetto ai 1.365 di un occupato nel nostro Paese.

Nel complesso restano al primo posto gli ingegneri come percentuale assoluta tra i neolaureati impiegati all’estero. Rappresentano infatti il 24% del totale, seguiti al secondo posto con il 17% dai laureati in campo linguistico. Destinazione privilegiata l’Europa, con l’83,3% del totale dei “cervelli in fuga” italiani.