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I BIG PLAYER DELLA MANIFATTURA EUROPEA

Irraggiungibili i big player tedeschi: i primi tre (VW, Daimler, BMW) fatturano da soli più dei primi 10 italiani considerati nel loro insieme. Mediamente un gruppo teutonico fattura 10 volte più di uno italiano e uno francese quattro volte di più. Fra i top-10 Europa, la metà è presidiata da tedeschi, due sono francesi e due olandesi d’adozione (Airbus e la nostra Exor). Il giro d’affari della top ten tedesca vale quasi la metà del Pil italiano e la sua capitalizzazione è superiore al valore della Borsa milanese.

L’Italia è quindi fuori dal campionato europeo della manifattura: nessun big con sede nel nostro Paese quotato in Borsa è presente fra i primi 10 player continentali. Exor, che in questa classifica è terza, ha il quartier generale in Olanda e per trovare la prima italiana, Leonardo, si deve scendere al 64esimo posto. Questi, in sintesi, i dati delineati dalla 43esima edizione dell’Annuario R&S, realizzato dall’Area studi Mediobanca.

Nel 2017 i big player italiani hanno segnato una crescita di fatturato del 10,7% sul 2013, inferiore a quella di Germania (+19,5%), Francia (+19,1%) e Regno Unito (+13,2%), ma frutto di una marcata dicotomia: -17% il giro d’affari dei big pubblici e +34,5% quello dei privati. Trend simile sul fronte occupazionale: +1,6% sul 2013 l’aumento dei dipendenti dei big player Italia, più basso di quello registrato da Germania (+8,6%), Francia (+7,9%) e Regno Unito (+4,4%). Nemmeno la Borsa premia i big player italiani: +9,2% l’incremento della capitalizzazione sul 2013, inferiore al +33,2% francese, al +28,1% britannico e al +12,8% tedesco.

Investimenti da capogiro per i big player tedeschi focalizzati su una strategia di crescita interna, in contrapposizione a quella per acquisizioni tipicamente anglosassone. Tallone d’Achille della grande manifattura italiana è la propensione all’investimento: i top-10 italiani sono gli unici ad aver ridotto il tasso di investimento fra il 2013 e il 2017. Insomma, sempre secondo la ricerca, la grande manifattura italiana non riesce a generare altrettanti grandi profitti.

All’interno dei confini italiani, i primi 42 gruppi industriali hanno registrato nel 2017 per la prima volta dopo tre anni una ripresa del 6,6% del giro d’affari complessivo, che vale 370 miliardi. Alla crescita, trainata soprattutto all’export, ha contribuito anche il settore energetico grazie alla risalita del greggio. Dal 2003 al 2017 i 42 gruppi con sede in Italia hanno cumulato utili per 46 miliardi, dei quali oltre un quarto realizzati da Enel.