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Imprese, 193mila posti di lavoro disponibili. “Ma 1 competenza su 3 è introvabile”

“L’impresa del futuro ha bisogno di giovani, per questo serve un grande piano d’inclusione È necessario avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i ragazzi a fare le scelte giuste. L’Italia non ha materie prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese”.

Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia,  alla XXVesima edizione di Orientagiovani, la manifestazione che ogni anno gli industriali dedicano all’incontro con gli studenti.

Quindi una sorta di sos: “Ormai facciamo fatica a trovare tecnici di laboratorio, analisti chimici, modellisti di capi di abbigliamento, solo per fare alcuni esempi – ha spiegato il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Gianni Brugnoli -. Una situazione paradossale, considerato il nostro tasso di disoccupazione giovanile superiore al 30%”.

Eppure il mercato, secondo l’analisi degli industriali, sarebbe propizio: nei settori più rilevanti del made in Italy (meccanica, Ict, alimentare,  tessile-abbigliamento, chimica, legno-arredo, sempre più a trazione 4.0, le aziende, da qui al 2021, metteranno a disposizione ben 193mila posti di lavoro. Il problema? “Scovare” risorse con competenze tecnico-scientifiche medio-alte, oggi praticamente introvabili (visti gli attuali numeri dell’offerta scolastica, secondaria e terziaria professionalizzante).

Nonostante la presenza di scuole tecniche e centri di formazione professionali eccellenti ovunque in Italia , c’è ancora scarsa conoscenza di questi percorsi “subito professionalizzanti” da parte di giovani e famiglie, oltre al fatto che continua a resistere quel pregiudizio, ingeneroso, che vede l’istruzione tecnico-professionale una sorta di serie B.

L’evidenza dei dati è lampante. Nella meccanica, per esempio, si è parlato complessivamente di 68mila opportunità nei prossimi tre anni; di queste, circa un terzo per ingegneri, progettisti, specialisti in scienze informatiche, e per tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi. Nella chimica-farmaceutica, la previsione è di circa 18mila addetti (ricercatissimi saranno: analisti chimici, ricercatori farmaceutici, tecnici di laboratorio).

Passando alle imprese dell’Ict la domanda di lavoro è stimata sui 45mila individui nel triennio 2019-2021. Qui la ricerca sarà di analisti programmatori e di progettisti/sviluppatori di software e app, di apparecchiature informatiche e loro periferiche, di impianti per le telecomunicazioni. Nel settore alimentare, bevande e tabacco, gli ingressi saranno 30mila. Nel tessile ci si attesterà a 21mila lavoratori, mentre nel legno-arredo su quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi ultimi settori, le professioni più richieste saranno gli operai specializzati e i conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

“Sui 193mila posti previsti fino al 2021 oltre 60mila resteranno purtroppo scoperti, di cui la metà a vantaggio di under29 – ha concluso Brugnoli -. Nei cinque anni supereremo quota 100mila. Noi stiamo facendo la nostra parte. Anche molti imprenditori, singolarmente, con le Academy. Ma non basta. Serve uno sforzo di tutti. Scuole e aziende devono tornare priorità nell’agenda del Paese”.