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“Le pmi devono investire in ricerca e sviluppo per intercettare la sfida 4.0”

Per Tullio Tolio, presidente del Comitato tecnico scientifico del Cluster Fabbrica Intelligente, le tecnologie legate all’Industry 4.0 sono state progettate per le grandi aziende, mentre le pmi necessitano di soluzioni più flessibili.

«Non tutte le tecnologie legate all’Industry 4.0 sono adatte alle piccole e medie imprese. Anzi, sono state pensate e progettate per le grandi imprese». Parola di Tullio Tolio, presidente del Comitato tecnico scientifico del Cluster Fabbrica Intelligente. E se pensiamo che la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano è costituito da pmi, la strada della quarta rivoluzione industriale si fa ancor più in salita. Perché con le nuove tecnologie «passare alle pmi non è immediato in quanto hanno esigenze diverse, soprattutto in termini di maggiore flessibilità». Il professor Tolio è intervenuto a Rovereto, nella giornata in cui i laboratori di ProM Facility, che si trovano negli spazi di Polo Meccatronica, hanno aperto le porte a ricercatori, esperti, imprenditori di tutta Italia.

Professor Tolio, quali sono le sfide future in tema di Industry 4.0?

«L’industria 4.0 è una galassia di tecnologie e metodologie. Ci sono tante sfide future. Partendo da quelle più tecnologiche, i temi legati alla robotica sono estremamente importanti in quanto si pensa a una nuova generazione di robot che interagisce con l’uomo, e a nuove soluzioni robotiche indossabili che permettono di aumentare le potenzialità dell’uomo mentre esegue le lavorazioni. Poi ci sono le tecnologie dell’additive manufacturing e di collegamento delle macchine in un unico sistema produttivo. Collegamento che avviene sia a livello tecnologico sia a livello più organizzativo e gestionale. Insomma, la capacità di mettere insieme tutte queste informazioni in modo strutturato, rendendole accessibili a tutti i livelli, apre a nuove possibilità all’interno delle aziende. Dopodiché queste possibilità consentono di collegare la Supply Chain, aprendo all’opportunità di far colloquiare imprese tra loro».

Quest’ultimo aspetto è molto rilevante per l’Italia, caratterizzata da moltissime piccole e medie imprese.

«L’Italia ha molte pmi che collegandosi tra loro possono formare delle lunghe catene che consentono di dare risposte che la singola impresa non potrebbe dare. Le nuove tecnologie possono facilitare molto. Ma è chiaro come l’unione di tutti questi aspetti in tema di Industry 4.0 cambi anche il modello di business. Ciò significa per le aziende cambiare il loro modo di operare, e andare verso soluzioni che integrino i servizi con i prodotti in una maniera molto più strutturata rispetto a quanto fatto finora».

Una volta che la quarta rivoluzione industriale sarà terminata, a quale scenario ci troveremo di fronte?

«Alla fine di tutta questa evoluzione ci sarà un nuovo modo non solo di produrre, ma anche di distribuire, utilizzare, mantenere e gestire i processi aziendali. Per cui si sta andando verso un nuovo paradigma produttivo. È chiaro che questa è un’evoluzione in atto, per cui non si può pensare che sia già conclusa ma nemmeno che non ci sia nulla in corso. Bisogna invece immaginare un cammino che richiederà numerosi anni ma che sarà in grado di cambiare il modo con cui si progetta, si distribuisce e si usano i prodotti».

Quali saranno le maggiori difficoltà lungo questo cammino?

«Le difficoltà principali sono legate al fatto che non tutte le tecnologie sono adatte alle piccole e medie imprese. Anzi, sono state pensate e progettate per le grandi imprese. Quindi passare alle pmi non è immediato perché queste ultime hanno esigenze diverse, soprattutto in termini di maggiore flessibilità e configurabilità delle soluzioni, situazioni che magari non sono ancora disponibili. Bisogna fare quindi attività di ricerca e sviluppo. Centri come il Polo Meccatronica di Rovereto vanno in questa direzione, pensando alla personalizzazione della soluzione, aspetto fondamentale per una piccola impresa che non può basarsi solo su una soluzione standard, ma adatta alle proprie esigenze. E questa è una difficoltà, per superare la quale bisognerà mettere insieme i soggetti che sono in grado di farlo. Centri come il Polo Meccatronica possono essere dei buoni punti di aggregazione per arrivare alle soluzioni più adatte».

Ma per cambiare passo occorrerà anche investire in ricerca e sviluppo in azienda.

«Un altro problema è quello degli standard, in quanto la pmi ha necessità di soluzioni che possa acquisire sul mercato a seconda del bisogno, tra cui standard multivendor, e non standard chiusi, oltre alla possibilità di sviluppare in casa delle soluzioni ad hoc. Per questo la piccola impresa necessita di soluzioni aperte che consentano di usare i dati e di ristrutturare le informazioni nel modo più utile per l’azienda. Ma spesso queste soluzioni non sono disponibili e acquistabili sul mercato. Per concludere, un’impresa che voglia fare questo salto deve prima di tutto comprare quanto esistente e cercare di intraprendere un percorso di sviluppo al suo interno».