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Produzione industriale: meccanica e automotive leader in Emilia-Romagna

Rallenta il volume della produzione industriale in Emilia-Romagna, ma segna un indice positivo (+1,4%) nel terzo trimestre 2018, rispetto al +2,4 per cento del trimestre precedente. Il ritmo di crescita è da attribuire all’ampio aggregato delle industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto, mentre si conferma la tendenza negativa delle industrie della moda.

L’indagine congiunturale sull’industria realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna nell’ambito della collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e Intesa San Paolo registra una frenata nel terzo trimestre del 2018. La crescita prosegue per le medio-grandi e le piccole imprese, mentre la tendenza diviene negativa per le imprese minori.

Crescono gli occupati. Secondo gli ultimi dati Istat, nell’arco dei primi nove mesi del 2018 l’occupazione nel comparto industriale è salita a 534mila unità, registrando un aumento del 5,5%, che corrispondono a quasi 27mila lavoratori. Un trend positivo che inverte quello del 2017 (-2,6%). I lavoratori dipendenti rappresentano il fronte più numeroso, 491mila, in aumento del 5,8%. Crescita decisamente meno significativa per i lavoratori indipendenti (+1,4%), che sono poco più di 43mila, con un aumento di poco più di 600 unità.

A fine settembre, le imprese attive risultavano 45.065 (pari all’11,1% delle imprese attive della regione), con una diminuzione corrispondente a 203 aziende (-0,4%), rispetto allo stesso mese dello scorso anno, la più contenuta dal 2011. Nello stesso intervallo di tempo, le imprese attive nell’industria in senso stretto in Italia hanno subito una riduzione leggermente più ampia (-0,8%). Le imprese attive nella sola manifattura sono 43.474, il 10,7% del totale e risultano in calo dello 0,5% negli ultimi dodici mesi. A livello settoriale, la tendenza alla diminuzione delle imprese attive è risultata dominante. Sono aumentate solo le imprese non manifatturiere, più rapidamente, e quelle attive nella metallurgia e nelle lavorazioni metalliche, ma solo in minima misura.

È stata rapida la riduzione per le imprese del “legno e del mobile” e per quelle della ceramica, del vetro e dei materiali per l’edilizia, mentre è stata più ampia le attive nelle industrie della moda. Al contrario la flessione è risultata minima nell’industria alimentare e per l’ampio raggruppamento della “meccanica, elettricità ed elettronica e dei mezzi di trasporto”.