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Robot nelle imprese: per 9 aziende su 10 migliorano la qualità del lavoro

Le macchine occuperanno il posto dell’uomo nella produzione industriale?

Da quando la robotica è diventata sempre più presente nel processo di digitalizzazione delle aziende, la questione viene posta con insistenza. Una risposta, dal punto di vista statistico, arriva dal rapporto dell’Associazione italiana per la direzione del personale (Aidp)-Lablaw del 2018 a cura di Doxa su Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia presentato nei giorni scorsi al Cnel.

Secondo il report, «per l’89% delle aziende i robot e l’intelligenza artificiale non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e hanno un impatto migliorativo del lavoro. Ma sono a forte rischio di sostituzione i lavori manuali e a basso contenuto professionale». I manager e gli imprenditori ritengono, infatti, che al di là dei benefici in termini organizzativi, l’introduzione di queste tecnologie potrà avere effetti negativi sull’occupazione e l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. In quest’ottica va letto il dato negativo sulle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro indicata dal 75% dei rispondenti.

Dall’indagine emerge inoltre che il 61% delle aziende italiane si dice pronta ad introdurre sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle proprie organizzazioni. Solo l’11% si dichiara totalmente contrario. Tra le ragioni principali che spingono le aziende favorevoli ad introdurre tali sistemi, la convinzione che il loro utilizzo rende il lavoro delle persone meno faticoso e più sicuro (93%), fa aumentare l’efficienza e la produttività (90%) e ha portato a scoperte e risultati un tempo impensabili (85%).

Per il 56% delle aziende l’impiego di queste tecnologie è stato a supporto delle persone, a riprova che queste sono da considerarsi principalmente un’estensione delle attività umane e non una loro sostituzione. Per il 33%, inoltre, tali sistemi sono stati impiegati per svolgere attività nuove mai realizzate in precedenza. Per il 42% delle aziende, invece, l’IA e i robot hanno sostituito mansioni prima svolte da dipendenti. Questi dati confermano la rivoluzione in atto nelle organizzazioni del lavoro e nelle attività di guida di tali processi che i direttori del personale saranno chiamati a svolgere ed è questa una delle ragioni principali che ha spinto l’Aidp ad investire nella realizzazione annuale di un rapporto che fornisca dati e informazione utili a capire meglio il futuro del lavoro nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale.

In generale, l’intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti intrinseci del lavoro dipendente perché hanno favorito una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro/uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e smart working (26%); la riduzione dell’orario di lavoro (22%).

«I risultati della ricerca fanno capire che la digitalizzazione non è mai solo una questione tecnologica ma strategica – spiega Isabella Covili Faggioli, presidente Aidp – c’è sempre più la consapevolezza che a nulla serviranno le tecnologie se non ci riappropriamo del pensiero che nulla succede se le persone non lo fanno accadere e che sono le persone che fanno la differenza, sempre e comunque, ottimizzando le innovazioni e dando loro il ruolo che hanno, un ruolo di supporto e di miglioramento della qualità della vita».

«A fronte dei risultati della ricerca Aidp-LabLaw emerge chiaramente un tema di nuove relazioni industriali, di nuovi rapporti tra imprese e lavoratori», conclude Francesco Rotondi, giuslavorista e co-founder di LabLaw.